Donne: ma quanto siamo felici?

donne e felicità

Sembra strano pensarlo eppure sembra che gli ultimi 50 anni e l’acquisizione di maggiori diritti da parte delle donne non abbiamo aumentato la felicità delle donne.

Paradossale?

Sembra di no! La riflessione mi parte da uno studio di due economisti americani intitolato “The paradox of declining female happinessche va a contrastare l’idea comune secondo il quale il maggiore peso nella società ha migliorato la condizione sia sociale che psicologica delle donne.

Cos’è la felicità? Secondo il dizionario italiano la possiamo definire come “uno stato d’animo positivo derivante dalla soddisfazione dei propri desideri”, dovrebbe quindi intendersi come una generica armonia tra l’individuo ed la propria vita.

Secondo lo studio dei due economisti il “benessere oggettivo” della società è in genere aumentato, ma questo non ha portato ad un corrispondente aumento della felicità per le donne.

Sembra proprio che la struttura sociale attuale pesi più sulle donne che sugli uomini, la diminuzione di rapporti sociali, una crisi economica che pesa nella gestione casalinga, naturalmente spesso esclusivamente sulle spalle delle donne, ma anche, secondo me il raddoppio di ruoli delle donne: quello storico di “angelo del focolare” e trait d’union familiare e contemporaneamente immersa nel mondo del lavoro.

Le promesse sociali della modernità non sembrano corrispondere alla realtà, e la crisi del rapporto tra uomo e donna.. e di conseguenza della famiglia, sembra esserne uno specchio…. ed inutile dire che sembra di nuovo la donna a risentirne di più.

donne e lavoro

Probabilmente sì è proprio così!

Perchè storicamente è la donna a dover mantenere unita la famiglia e gestirne i rapporti! E allora se la famiglia non regge la donna sembra cadere in crisi di identità, ed il successo lavorativo…a volte comunque sotto le  aspettative nonostante gli sforzi, non basta a ricaricare le batterie e a bilanciare i rapporti.

Ci volevano due uomini secondo voi a mettere l’accento su questa situazione?

E forse l’ufficialità di questo stato donatagli dalla pubblicazione renderà qualcuno sensibile al fatto?

La società non concepisce ancora dei ruoli definiti nè per l’uomo nè per la donna, e lo status ibrido a quanto sembra incastra soprattutto la donna che nell’eccesso di ruoli da mantenere nella ricerca della favola perfetta, crolla nell’imperfezione assoluta.

Forse per l’uomo può parlare di “Crisi d’identità”, ma la donna, al contrario, ha un vero “eccesso di identità” da dover coprire, e la felicità molto spesso è un miraggio lontano!

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