Gravidanza: il pancione come amico o nemico?

Gravidanza: pancione amico o nemico?

Vi siete mai chieste quanto spesso noi donne ragioniamo come gli altri vogliono che facciamo…piuttosto che come vorremmo?

Lo so, è mattina e probabilmente mi esprimo ancora con concetti astratti poco comprensibili ai più, ma mi sono alzata con questo dubbio e guardandomi allo specchio ho iniziato a ragionare sulla mia gravidanza e sulla percezione che ho di essa.

Ieri ero all’incontro di un corso pre-parto e una ragazza, con fare preoccupato ci ha guardate chiedendoci “Ma è normale che, anche se la pancia cresce, io questa gravidanza ancora non la sento?”. Si leggeva il disagio sui suoi occhi, in mezzo a tante donne che accarezzavano il loro pancione con fare amorevole ed io ammetto di averla sentita tremendamente vicina.

Non vedere il pancione come la cosa più bella del mondo, come qualcosa da mostrare in pubblico vantandosi o sentirlo estraneo e un pò distaccato da te, come vivesse di vita propria, ti renderà una madre peggiore?

Per il comune modo di pensare sì!! Non puoi non volere quel pancione perché quello è il momento in cui “la donna è più bella!” “Quel pancione contiene tuo figlio!”.

Scusate ma non ci credo. Da qualche mese giro con la mia pancia, non la odio, ma neanche la vedo come estensione eterea di bellezza. E’ un simbolo del mio essere donna in quanto futura mamma, ma perché una donna dovrebbe avere difficoltà a dire “Sì sogno da una vita di essere madre, adoro già questo bambino prima di nascere, ma la gravidanza ed i suoi scombussolamenti ormonali non sono di certo il periodo migliore della mia esistenza”?

Personalmente vedo la gravidanza come uno spettacolo della natura per la riflessione sulle potenzialità del corpo umano, la considero uno stupendo passaggio da ragazza a donna-mamma, ma non credo che tutte le donne diventino mamme nel momento in cui leggono sul test di gravidanza di essere incinte.

Molte hanno bisogno di sentirsi il loro cucciolo fra le braccia eppure hanno paura di esprimere questo disagio con il loro cambiamento corporeo. Una volta una ragazza mi ha detto di sentirsi “una incubatrice” eppure di fronte a tutti non ha mai dato a vedere tale disagio che comunque a me sembrava un qualcosa di assolutamente naturale.

Se tanto vogliamo parlare di emancipazione perché non consideriamo che essere donne come vogliamo noi significa anche essere libere di ammettere le paure, le debolezze, le nostre particolari percezioni, anche se fuori dal ruolo di mamme del genere umano!

Dedicato a quella ragazza tanto spaventata del suo modo di essere futura-mamma!

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